Sapere Scienza

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Stefano Sandrelli

Stefano Sandrelli

Spazio e scuola

Astrofisico, lavora all’INAF e si occupa di didattica e di divulgazione. Collabora con l’ESA e Rainews. Ama i cronopios, le persone che inciampano, tossiscono e perdono l’autobus di un soffio. Scrive questo blog per tutti quelli che, quando si collegano a Internet, la rete cade ma loro non se ne accorgono e continuano a navigare.

 

L'ora X è quasi arrivata. Domenica 23 novembre alle 22.01, la missione Futura di Samantha Cristoforetti, astronauta dell'ESA, riceverà una spinta formidabile dal lanciatore Soyuz e sarà - stadio dopo stadio - immessa su un'orbita di "inseguimento" della Stazione Spaziale Internazionale. Inseguimento di breve durata, se è vero che Samantha e i suoi colleghi attraccheranno alla Stazione alle 4 di mattina del 24 novembre e entreranno nella loro nuova casa spaziale qualche ora dopo, il tempo di sbarazzarsi della tuta spaziale e di cambiarsi di abito.
Rosetta è una missione meravigliosa. L'ho seguita fin dall'inizio, da prima del lancio, da giornalista ESA (Agenzia Spaziale Europea), con gli occhi fuori dalle orbite (a differenza di Rosetta, che dalle orbite non è mai uscita): non si era mai sentito di una sonda che viaggia per miliardi di chilometri, fino a raggiungere una cometa. Una cometa? Un sasso sconosciuto, probabilmente ghiacciato, ma che di cometa non aveva niente se non - appunto - l'orbita. E poi? Una volta raggiunta la cometa? Ah, una volta che la cometa sia stata raggiunta, Rosetta ci si è messa a girare intorno, con la presunzione di accompagnarla in tutto il suo avvicinamento al Sole. E vedere nascere la coda. Pensate: abbiamo mandato un paio di occhi robotici - più di un paio, a dire il vero, e molto più che semplici occhi - a osservare la nascita della coda di una cometa. Straordinario.
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Primo giorno di maturità, tema su Quasimodo. Bene, ecco il nostro piccolo contributo con una sua poesia tratta da La terra impareggiabile (1958) e scritta in occasione del lancio dello Sputnik-I, nell'ottobre del 1957, il primo satellite artificiale: la nuova luna, appunto. Interessante perché rivela un certo atteggiamento del poeta nei confronti... nei confronti di che cosa? Intanto leggete qui sotto, poi ne parliamo.
Anna sta terminando la III elementare, Luca la I. E io ripasso insieme a loro: proprietà dissociativa, associativa, i mari, i laghi, i fiumi, il ciclo dell’acqua, homo sapiens, Neolitico. Nessun problema, ho la fortuna di fare un mestiere che mi rallegra la cultura. Poi ho incontrato il Volvox. Mi è saltato letteralmente addosso, come un’impressione, un sentimento o un profumo del passato. Con la mia formazione astrofisica e umanistica, mi sono ritrovato a chiedermi che cosa diavolo fosse mai il Volvox e a dirmi, al tempo stesso, che lo sapevo benissimo. Lo sapevo, ma era un’idea così sfumata che… non riuscivo a elaborarla. Non ci facevo niente, era un’idea inerte, che non cullavo più da trenta anni.
Ricordate la raccolta di baci cinematografici di “Nuovo Cinema Paradiso”, il film di Giuseppe Tornatore che ha fruttato un Oscar? C’è un’altra raccolta simile, forse ancora più poetica: una raccolta di silenzi. Realizzata dal dottor Murke, un fonico della radio, protagonista di uno splendido racconto di Heinrich Böll (per esempio in “Racconti umoristici e satirici” - Tascabili Bompiani XII - Bologna 2010).

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