Sapere Scienza

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Oggi, 5 giugno, in tutto il mondo si celebra la Giornata dell'Ambiente, un'occasione per acquisire consapevolezza e agire in difesa del nostro pianeta. La festività, proclamata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ogni anno – dal 1974 a oggi – ha posto sotto i riflettori un tema diverso su cui riflettere. L'argomento scelto per il 2018 è la "lotta alla plastica monouso".

Le microplastiche stanno diventando un problema sempre più sfaccettato per la salute dell'ambiente e dell'uomo. Dopo aver registrato la loro presenza nelle acque e in atmosfera, stupisce solo in parte che gli scienziati ne abbiano trovate nelle nostre tazze di tè, rilasciate dalle bustine in plastica. Quali sono i dati raccolti? Sono preoccupanti?

Le microplastiche sono uno dei più grandi e complicati problemi che affliggono i nostri oceani: vengono così definiti i pezzi di plastica di lunghezza inferiore ai 5 millimetri che sono ormai ubiquitari in ogni mare del pianeta.

Le lenti a contatto sono, per chi soffre di difetti della vista, un comodo sostituto degli occhiali. I nuovi materiali sono confortevoli e l'igiene è assicurata da un corretto utilizzo e un frequente ricambio, a seconda della durata del prodotto che utilizziamo. Che fine fanno quelle piccole pellicole dopo averci reso un così prezioso servizio? Si è posto questa domanda Rolf Halden, direttore del Center for Environmental Health Engineering presso il Biodesign Institute dell'Arizona State University, e la risposta non è affatto rassicurante.

La plastica ci ha invasi e non ci sarà mai un luogo abbastanza lontano, isolato e incontaminato in cui non incontreremo tracce di questo inquinamento. È la conclusione a cui è possibile arrivare leggendo i risultati della ricerca sulle microplastiche in atmosfera del CNRS-Centre national de la recherche scientifique, il centro nazionale francese per la ricerca scientifica, pubblicati su Nature Geoscience.

L’ecosistema marino è da anni minacciato dal comportamento irresponsabile di noi cittadini e di chi amministra la cosa pubblica. Il mancato rispetto dell’ambiente, la disinformazione, la gestione irresponsabile dei rifiuti ci hanno portato a questo punto, al quadro preoccupante descritto dai dati raccolti da Legambiente e dall'ENEA.

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