Sapere Scienza

Sapere Scienza
È difficile dire quando potremo scrivere una fiaba che inizia con questa frase, ma quest'anno l'Europa ha sicuramente compiuto un passo importante in questa direzione: il 27 marzo, con 560 voti a favore, 35 contrari e 28 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva 2019/904 sulla riduzione dell'impatto di…
Le microplastiche sono uno dei più grandi e complicati problemi che affliggono i nostri oceani: vengono così definiti i pezzi di plastica di lunghezza inferiore ai 5 millimetri che sono ormai ubiquitari in ogni mare del pianeta.

Le lenti a contatto sono, per chi soffre di difetti della vista, un comodo sostituto degli occhiali. I nuovi materiali sono confortevoli e l'igiene è assicurata da un corretto utilizzo e un frequente ricambio, a seconda della durata del prodotto che utilizziamo. Che fine fanno quelle piccole pellicole dopo averci reso un così prezioso servizio? Si è posto questa domanda Rolf Halden, direttore del Center for Environmental Health Engineering presso il Biodesign Institute dell'Arizona State University, e la risposta non è affatto rassicurante.

Gli ecosistemi terrestri stanno risentendo pesantemente delle nostre difficoltà nella gestione dei rifiuti, in particolar modo della plastica. Ma forse, un giorno neanche troppo lontano, potremo dire addio a questo materiale, infatti i chimici della Colorado State University hanno pubblicato un lavoro su Science che rappresenta un passo avanti verso materiali sostenibili dalle proprietà estremamente competitive.

Una nuova strada si è aperta verso la conversione degli scarti vegetali in materiali sostenibili ma dalle caratteristiche simili a quelle di nylon, plastiche e combustibili: è una nuova famiglia di enzimi scoperti da un gruppo di ricercatori provenienti dalla University of Portsmouth, dal US Department of Energy's National Renewable Energy Laboratory (NREL) e dalla University of California di Los Angeles. Lo stesso team, in aprile, aveva pubblicato i risultati di uno studio riguardante il miglioramento di un enzima capace di digerire la plastica.

Il 95 per cento dei 50 miliardi di noci di cocco raccolte ogni anno nel mondo è posseduto da circa 10 milioni di coltivatori, che guadagnano meno di 2 dollari al giorno. Sarebbe possibile raddoppiare il loro guadagno? Sì, con l’idea di Elisa Teipel, ingegnere meccanico e fondatrice, insieme ad…
Le meduse sono viste spesso come animali fastidiosi e, talvolta, oggetto di vere e proprie persecuzioni, per tutta una serie di miti e credenze popolari che non hanno alcun riscontro nella realtà. È invece vero che periodicamente il così detto plancton gelatinoso, che include non solo le meduse ma anche…

Le plastiche non danneggiano solo l'ambiente. Anche la nostra salute è spesso a rischio a causa di alcuni componenti di questi materiali che sono a oggi ancora molto utilizzati nell'industria alimentare. Gli scienziati sono alla ricerca di alternative valide ma, nel frattempo, è il caso di comprendere la composizione delle plastiche che adoperiamo nella vita di tutti i giorni. Questa non è esattamente un'impresa semplice. Lo sanno i ricercatori del progetto PlastX che hanno condotto uno studio sulla tossicità e composizione chimica dei prodotti di consumo in plastica, come ad esempio vasetti degli yogurt e spugne da bagno. Cosa avranno scoperto?

Pagina 1 di 2

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.