Sapere Scienza

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Gli effetti del riscaldamento globale non si stanno facendo attendere, anzi, alcuni sembrano in anticipo di 70 anni. Stiamo parlando dello scioglimento del permafrost canadese, nelle regioni artiche, fenomeno che sta allertando gli scienziati. I dati che hanno portato a questa scoperta sono raccolti nell'articolo pubblicato su Geophysical Research Letters da un gruppo di ricercatori della University of Alaska Fairbanks.

L'accordo firmato a Parigi nel 2015 da 195 nazioni per mantenere sotto i 2 °C l'aumento di temperatura globale è già un sogno: dovremmo diminuire da subito le emissioni di anidride carbonica (CO2) e non lo stiamo facendo.

I virus sono ubiquitari. D'inverno ci obbligano a pause forzate i virus influenzali, possono rovinarci le vacanze i virus intestinali. E poi ci sono casi più gravi come quello dell'HIV, Zika e HPV, il papilloma virus umano che può causare tumori. La virosfera, l'insieme dei virus esistenti sulla Terra, è molto più di questo. Ce lo racconta un articolo pubblicato su Quanta magazine che, attraverso una rassegna di ricerche, ci permette di esplorare una biodiversità poco conosciuta: quella dei virus negli oceani.

Non è la prima volta che sentiamo parlare di quanto il nostro stile di vita, nello specifico il modo in cui ci nutriamo, possa influenzare la salute del nostro pianeta oltre che la nostra. Questo legame sta divenendo sempre più stretto e rilevante per garantire un futuro alle generazioni che verranno. Proprio poche settimane fa, una commissione di esperti, ha pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet i risultati di uno studio che ha lo scopo di porre le basi per un nuovo sistema alimentare globale, partendo dalle nostre tavole e arrivando ai problemi di nutrizione e sostenibilità nell'intera umanità.

È una corsa contro il tempo quella che l'intera umanità sta affrontando per evitare i catastrofici effetti del riscaldamento globale. Il rapporto IPCC ci ha redarguito sulla necessità di rapidi e drastici cambiamenti prima che sia troppo tardi per agire: gli Stati firmatari dell'Accordo di Parigi dovrebbero limitare l'innalzamento delle temperature globali di 1,5°C, prevedendo una diminuzione delle emissioni globali nette di anidride carbonica, causate dalle attività umane, del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo "zero netto" intorno al 2050. Un obiettivo quasi impossibile. In questo contesto, la riforestazione è sempre stata considerata una delle armi per diminuire la quantità di CO2 nell'atmosfera ma, recenti studi descritti in un articolo pubblicato nel sito di Nature, ci mette in guardia sulla semplificazione di tale concetto. Gli alberi sono un sistema complesso e non sempre il loro contributo potrebbe risultare salvifico.

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