Sapere Scienza

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BLOG - Spazio e scuola

La curva dell'apprendimento

26 Maggio 2014

Anna sta terminando la III elementare, Luca la I. E io ripasso insieme a loro: proprietà dissociativa, associativa, i mari, i laghi, i fiumi, il ciclo dell’acqua, homo sapiens, Neolitico. Nessun problema, ho la fortuna di fare un mestiere che mi rallegra la cultura. Poi ho incontrato il Volvox. Mi è saltato letteralmente addosso, come un’impressione, un sentimento o un profumo del passato. Con la mia formazione astrofisica e umanistica, mi sono ritrovato a chiedermi che cosa diavolo fosse mai il Volvox e a dirmi, al tempo stesso, che lo sapevo benissimo. Lo sapevo, ma era un’idea così sfumata che… non riuscivo a elaborarla. Non ci facevo niente, era un’idea inerte, che non cullavo più da trenta anni.

Ecco, funziona così. No, non il Volvox, ma la curva dell’apprendimento. Sono stati recentemente pubblicati i risultati di uno studio – The Learning Curve, appunto – condotto dalla Pearson, la multinazionale britannica che con un fatturato di oltre 6 miliardi di euro è la più grande casa editrice a livello mondiale. Lo scopo? Identificare gli elementi fondamentali (gli universali educativi?) di un processo educativo efficace e il più possibile duraturo.

Con The Learning Curve diamo un contributo alla discussione globale sui risultati dei processi educativi per influenzare in modo positivo le politiche educative a livello locale, regionale e nazionale. I dati e le analisi aiuteranno i governi, gli insegnanti e i discenti a identificare gli elementi di una educazione efficace”.

In breve, il gruppo di lavoro ha messo insieme dati provenienti da indicatori molto diversi da loro (tasso di omicidi e risultati dell’indagine PISA, tanto per citarne due apparentemente agli antipodi) e ha compilato un esteso report, riassunto in 6 “lezioni” che riporto qui sotto.

È un po’ banale chiedersi se sia proprio un gruppo legato a una multinazionale l’organismo più indicato a dare indicazioni del genere. E quindi non mi soffermerò più di tanto su questo elemento. Meglio balzare, invece, alle conclusioni. O meglio, al riassunto delle conclusioni – con l’avvertenza che sarebbe meglio leggersi il report integrale, perché fra le righe possono esserci molte più cose di quelle non scritte nelle “lezioni”. 

Lezione 1

L’OCSE valuta che, nell’ultima decade, la metà della crescita economica nei paesi sviluppati derivi dal potenziamento delle abilità.

Lezione 2

Negli anni recenti è divenuto sempre più chiaro che le competenze di base di lettura, scrittura e aritmetica non sono sufficienti. L’importanza delle abilità non cognitive – definite in generale come quelle abilità importanti per l’interazione sociale – è molto pronunciata.

Lezione 3

Insegnare le abilità giuste fin dall’infanzia è molto più efficace di quanto non sia provare a migliorare le abilità in età adulta in coloro che non sono stati stimolati dal proprio sistema scolastico. Ma anche quando l’educazione primaria sia di alta qualità, le abilità dell’adulto – se non utilizzate regolarmente – declinano.

Lezione 4

Imparare per tutta la vita, anche solo leggendo a casa e lavorando con i numeri, aiuta a rallentare il declino delle abilità legato all’età; questo è vero soprattutto per coloro che partono già da abilità molto alte. Insegnare agli adulti serve a poco se si deve compensare un sistema scolastico scarso.

Lezione 5

La tecnologia fornisce nuovi metodi per insegnare agli adulti, in particolare nei paesi sviluppati. Ma non è una panacea. Non è dimostrato che la tecnologia da sola aiuti i singoli a sviluppare davvero nuove abilità.

Lezione 6

I paesi in via di sviluppo devono insegnare le abilità di base in modo più efficiente prima di occuparsi di allargare l’offerta delle abilità. Ha poco senso investire in pedagogia e tecnologia per promuovere le abilità del XXI secolo, quando ancora mancano le capacità di far di conto e i rudimenti dell’alfabetizzazione.

Vorrei raccogliere un po’ delle vostre impressioni. Nel prossimo post, vi racconto le mie. 

 

Alcuni link per chi vuole approfondire:

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