Sapere Scienza

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Transizione energetica: perché conviene puntare sul “bioidrogeno”

14 Maggio 2021 di 

La transizione energetica che dai carburanti fossili porta all’idrogeno corre lungo binari tracciati dall’Europa per perseguire la produzione di energia pulita. L’idrogeno, però, viene prodotto da processi industriali basati su fonti fossili. In alternativa si può far produrre idrogeno ai batteri fotosintetici sfruttando l’energia solare: il bioidrogeno può diventare una tecnologia efficace nell’arco di cinque anni grazie agli investimenti nella ricerca.

 

La risposta è l’idrogeno, o meglio il bioidrogeno


La necessità di abbandonare i carburanti fossili è ormai condivisa da cittadini, amministratori, politici e industria. L’attenzione di tutti è ora concentrata sull’idrogeno, che è una risposta efficace, ma – nelle condizioni in cui è prodotto – non definitiva. L’idrogeno è infatti un vettore energetico; non esistono depositi da cui estrarlo ma deve essere prodotto, conservato e distribuito. La modalità di produzione rappresenta la sfida ambientale perché circa il 95% dell’idrogeno viene ottenuto dai combustibili fossili che vogliamo scongiurare. Questo rappresenta il vero problema dell’idrogeno grigio: i metodi di produzione non sono carbon neutral, non azzerano le emissioni di anidride carbonica.
L’alternativa più sostenibile è nelle mani degli organismi viventi più antichi che popolano la Terra, i batteri fotosintetici, apparsi poco più di tre miliardi di anni fa sul nostro pianeta. Si tratta di microrganismi che svolgono un processo molto simile a quello che fa prosperare le piante e che in certe condizioni – non particolarmente difficili da realizzare – sono in grado di sviluppare idrogeno sfruttando l’energia solare. Il bioidrogeno è quindi carbon neutral e può contribuire a catturare l’anidride carbonica rispondendo alle necessità legate alla riduzione di questo gas serra e alla decarbonizzazione.

 

La sfida del bioidrogeno in Puglia


Perché il bioidrogeno non viene già prodotto? La tecnologia non è ancora matura ma l’Europa ha tracciato un percorso fino al 2030 che intende sviluppare tecnologie basate su microrganismi per la produzione di beni e servizi, compreso il bioidrogeno.
Il presidente Emiliano ha candidato la Puglia come polo della produzione di idrogeno, ma la nostra regione può fare ancora di più, assumendo un ruolo di leadership nazionale nella produzione del bioidrogeno.
La Puglia si è candidata a diventare uno snodo cruciale per la tecnologia dell’idrogeno. Non più tardi del 6 aprile il presidente Emiliano dichiarava che la nostra regione potrebbe diventare l’Hydrogen Valley d’Italia. È allora necessario guardare anche al bioidrogeno. Le risorse in campo offerte dalla comunità europea nel Recovery Plan, gli investimenti nazionali e regionali in ricerca e la grande vivacità tecnologica e scientifica della regione sono le leve disponibili. Quattro università, decine di centri di ricerca di eccellenza e un tessuto imprenditoriale vivace sono gli attori che possono vincere questa sfida. È necessario lanciare un bando di ricerca competitivo – come ha fatto già la Germania nel 2020 – per creare un volano di sviluppo per la tecnologia del bioidrogeno e bisogna farlo presto. Così saremo in grado di coniugare transizione energetica e sostenibilità ambientale.

Massimo Trotta

Massimo è chimico e svolge la sua attività di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per i Processi Chimico Fisici. Si occupa di fotosintesi batterica e delle sue applicazioni ambientali. Recentemente è stato insignito della Medaglia d’oro per la divulgazione della Società Chimica Italiana.

copertina   maggio-giugno 2022

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