Sapere Scienza

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Sisma in Nepal: una tragedia che potrebbe ripetersi altrove

28 Aprile 2015 di 

Il terremoto del 25 aprile in Nepal ha fatto registrare una magnitudo di 7.8 e ha liberato un’energia centinaia di volte superiore a quello dell’Aquila. Terremoti così forti non avvengono ovunque, ma si localizzano più spesso dove le placche litosferiche convergono tra loro nelle zone di subduzione o collisione continentale, strutture geologiche di grandi dimensioni che possono bloccarsi accumulando energia sismica per tempi lunghi centinaia o migliaia di anni.

 

Come si è generato il terremoto?

Il terremoto del Nepal fa parte di questa categoria. L’accumulo di energia elastica è in questo caso il risultato della convergenza tra la placca Indiana e quella Euroasiatica che avviene a un tasso di circa 4.5 cm/anno e che viene accomodato lungo un sistema di faglie inverse (sovrascorrimenti) localizzate al fronte della zona di collisione.

Lo scorrimento dell’India al di sotto della placca Euroasiatica può generare terremoti e rende questa regione una delle zone sismicamente più pericolose sulla Terra.
La localizzazione dell’epicentro, la magnitudo stimata e il meccanismo focale del terremoto sono consistenti con un evento causato dallo scivolamento lungo una delle faglie compressive che formano la zona di contatto tra le due grandi placche. L’espressione superficiale di questi processi profondi, che interessano tutta la crosta terrestre, è marcata dalla topografia della catena himalayana, che rende questa regione così unica al mondo. La catena montuosa, infatti, si solleva a tassi molto alti, fino a 5 mm/anno.

 

 

 

Un terremoto dalla potenza inusuale

Sebbene si sappia che a scala geologica possono avvenire terremoti di grande magnitudo, il Nepal non presenta una grande frequenza di eventi storici. La regione a est di Kathmandu è stata colpita da terremoti storici nel 1255, nel 1833 (di magnitudo 7.6) e nel 1934 (di magnitudo 8.1), quest’ultimo con un bilancio di più di 10 mila morti. La regione a ovest invece è stata interessata da un solo grosso terremoto nel 1505 (di magnitudo 8.2). Nella regione dell’epicentro non si conoscevano invece altri eventi storici e per questo poteva essere definita come un gap sismico, una zona cioè priva di attività che dunque stava accumulando energia elastica.

 

Una regione a rischio

La regione di Kathmandu si trova in una zona di svincolo della catena himalayana: a ovest la convergenza è obliqua rispetto al limite di placca, mentre a est le placche convergono ortogonalmente e questo si riflette in una diversa morfologia della catena montuosa. Il terremoto del 25 aprile si è generato proprio al contatto tra questi diversi settori che sono separati da una struttura trasversale al limite di placca, una specie di spigolo che rappresenta un'asperità sismica. In queste situazioni è possibile che l’asperità si opponga allo scivolamento relativo tra le placche e accumuli in modo silente molta energia che viene rilasciata durante il terremoto. 

 

Esistono altri luoghi con la stessa pericolosità sismica?

Esistono altre zone al mondo che mostrano gap sismici simili a quello del Nepal dove si potrebbero innescare terremoti di magnitudo paragonabile. Un esempio molto noto è la faglia Nord Anatolica in prossimità di Istanbul, dove un forte terremoto è atteso nei prossimi decenni.

Dal punto di vista geologico, geofisico e sismologico, le conoscenze maturate in questi ultimi anni sui grandi terremoti sono veramente notevoli. Anche se non si arriverà a formulare vere e proprie previsioni sismiche abbiamo già molte informazioni sulle condizioni geologiche e sui meccanismi che favoriscono il verificarsi di grossi eventi. Il problema principale è, in questo momento, tradurre queste conoscenze in azioni preventive che possano salvare vite umane e limitarne i danni.

Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

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