Sapere Scienza

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Siamo più vecchi di quanto credessimo!

22 Giugno 2016 di 

I primi organismi pluricellulari (cioè composti di più cellule, a differenza di batteri o archaei) sono comunemente datati all’Ediacariano (635-542 milioni di anni fa), con ritrovamenti abbastanza recenti che retrodatano i primi fossili sicuramente pluricellulari addirittura a sedimenti intraglaciali immediatamente precedenti (636 milioni di anni fa).

Tuttavia gli scienziati continuano a pubblicare articoli su strani fossili datati milioni di anni prima che sembrerebbero indicare la comparsa dei primi macroscopici molto prima, come strane strutture riportate dalla Cina e datate 1.625 milioni di anni fa, o le controverse strutture di pirite risalenti addirittura a oltre due miliardi di anni fa.

Questi discussi fossili, macroscopici ma comunque di dimensioni minuscole, sono generalmente troppo rielaborati e alterati per permettere di arrivare a conclusioni quantomeno possibilistiche; ma i paleontologi sono convinti che la vita come la conosciamo sia comparsa ben prima dell’Ediacariano, anche se finora la ricerca di prove a sostegno di questa tesi è stata davvero poco premiata.


Nuovi, vecchissimi fossili cinesi

Un recente ritrovamento, sempre dalla Cina, potrebbe tuttavia rimettere in discussione tutto quello che sappiamo dell’evoluzione dei pluricellulari. Un’equipe di studiosi guidata dal professor Shixin Zhu, dell’Istituto di Geologia di Tianjin, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature la notizia del ritrovamento di strutture macroscopiche, lunghe diversi centimetri, che sono chiaramente differenti dalle tracce lasciate dai tappeti formati da batteri, e che sono estremamente simili ad alcune alghe eucariote attualmente viventi. Questi macrofossili sono stati datati a circa 1.745 milioni di anni fa e sarebbero la più antica, sicura traccia di vita pluricellulare mai ritrovata.

Si tratta di tracce di organismi di forme diverse, alcune lineari (come le foglie di una Posidonia), altre a forma di cuneo, con margini netti e precisi, che permettono di distinguerli dai tappeti di microbi frequenti all’epoca (come anche oggi).


Oceani primordiali pieni di vita

Questi nuovi fossili ci permettono di ricostruire un mare primordiale in cui alghe (probabilmente verdi) lunghe anche diversi centimetri crescevano sulle piattaforme di acque basse e traevano nutrimento dalla luce. I fossili ritrovati, peraltro, mostrano delle striature: questo potrebbe indicare una possibile limitata differenziazione cellulare, cioè che alcune cellule di questi organismi svolgevano compiti diversi da altre. Per quanto una scoperta del genere possa sembrare a molti poco significativa, perché non si parla di dinosauri o di feroci pesci giganti, siamo davanti a una vera rivoluzione della storia dell’evoluzione: la capacità delle cellule di aggregarsi e differenziarsi in organismi complessi sarebbe apparsa più di un miliardo di anni prima del previsto, e questo significa che c’è ancora tantissimo da capire sui primi momenti della nostra evoluzione.

 

[Immagine: credit M.Zhu]

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

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