Sapere Scienza

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Anche gli ippopotami sono sensibili a SARS-CoV-2

13 Dicembre 2021 di 

Recentemente in Botswana e in Sudafrica è avvenuta l’identificazione dell’ennesima variante del SARS-CoV-2, la variante Omicron, ma sembra circolasse già da diversi giorni sia nei Paesi Bassi che negli USA. Nel frattempo si sta assistendo a un graduale aumento del numero delle specie domestiche e selvatiche naturalmente o sperimentalmente suscettibili al betacoronavirus responsabile della Covid-19, che nel mondo ha sinora provocato circa 5 300 000 morti, dei quali 134 000 in Italia.

 

Ippopotami positivi al SARS-CoV-2: il ruolo degli animali nella nascita di varianti


L’ultima specie che si è aggiunta, in ordine di tempo, al già corposo elenco di quelle sensibili al virus è l’ippopotamo, con due esemplari (madre e figlia, rispettivamente di 41 e 14 anni) dello zoo di Anversa, in Belgio, risultati entrambi positivi a SARS-CoV-2.
Di particolare interesse risulta, altresì, il comportamento di due distinte specie animali – il visone e il cervo a coda bianca – nei confronti dell’infezione virale, come già trattato qui.
Negli allevamenti intensivi di visoni olandesi e danesi è stata infatti segnalata, oltre un anno fa, la presenza della variante cluster 5 (recante la mutazione Y453F a livello del gene codificante per la proteina spike, grazie alla quale il virus è in grado di penetrare nelle cellule umane e animali, previa interazione col recettore ACE2 posizionato sulla loro superficie), sviluppata a seguito di una pregressa acquisizione dell’infezione da parte di alcuni allevatori. I visoni avrebbero quindi ritrasmesso il virus mutato all’uomo. Nel tentativo di eliminare il nuovo ceppo, in Danimarca sono stati abbattuti ben 17 milioni di esemplari all’interno degli allevamenti!
Per quanto attiene ai cervi a coda bianca, una specie la cui suscettibilità nei riguardi dell’infezione sperimentale da SARS-CoV-2 era già stata resa nota da un precedente studio, desta fondati motivi di allarme l’elevata percentuale di esemplari risultati positivi, pari a circa il 40%, riscontrati fra la popolazione residente nella regione nord-orientale degli USA. Una successiva indagine condotta sulla stessa specie in Iowa ha consentito di dimostrare la presenza di anticorpi anti-SARS-CoV-2 in una percentuale superiore all’80% degli individui testati, un terzo dei quali avrebbe fornito esito positivo alle relative analisi molecolari (RT-PCR) eseguite sui linfonodi retrofaringei. Gli studi di sequenziamento genomico effettuati sugli esemplari risultati positivi alle indagini biomolecolari avrebbero quindi permesso di documentare la circolazione, nei cervidi in questione, di numerose varianti virali già descritte nella nostra specie, prime fra tutte la B.1.2 e B.1.311.

 

 

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E, mentre l’infezione da SARS-CoV-2 si sta diffondendo anche tra i cervi a coda bianca del Canada, la presenza della variante Alfa è stata recentemente riportata in Francia in un cane e in due gatti con miocardite, i cui proprietari erano affetti da Covid-19. Un analogo caso d’infezione sostenuta dalla variante Alfa di SARS-CoV-2 era già stato accertato qualche mese prima, in Piemonte, in un gatto i cui proprietari erano risultati affetti da Covid-19.

 

Come nascono le varianti e cosa aspettarsi


È ormai acclarato che SARS-CoV-2 è un agente patogeno dotato di notevole plasticità, come eloquentemente testimoniano le numerose varianti virali, di cui alcune particolarmente preoccupanti dette variants of concern e variants of interest, comparse in ogni angolo del pianeta. Queste ultime sono il frutto, a loro volta, dei cicli replicativi che il virus compie all’interno delle nostre cellule e di quelle delle numerose specie animali domestiche e selvatiche che a SARS-CoV-2 risultano sensibili. Il genoma di SARS-CoV-2 consta di circa 30 000 nucleotidi e si stima che, a ogni replicazione coinvolgente 10 000 delle succitate basi azotate, possa corrispondere la comparsa di una mutazione genetica. Ovviamente esistono varie tipologie di mutazione e, senza entrare troppo nei tecnicismi, solo un ridotto numero di esse permetterà al virus di acquisire nuove caratteristiche fenotipiche (la cosiddetta gain of function), quali ad esempio una più spiccata virulenza o un’accresciuta capacità di trasmissione interumana e di colonizzazione delle nostre cellule, se non addirittura di elusione della risposta immunitaria indotta dall’infezione o dalla vaccinazione, caratteristiche che la ben nota variante Delta e, presumibilmente, anche la new entry Omicron sembrano avere.
Nella salutare prospettiva di One Health, secondo cui la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente sono fortemente interconnesse, sarebbe a dir poco miope e riduttivo considerare Homo sapiens sapiens quale unico attore coinvolto nelle intricate e complesse dinamiche d’interazione virus-ospite, tanto più alla luce della probabile origine di SARS-CoV-2 dal mondo animale, come già dimostrato per i suoi due predecessori rappresentati dai betacoronavirus della SARS e della MERS e, più in generale, per almeno il 70% degli agenti responsabili delle cosiddette malattie infettive emergenti.

Per maggiori informazioni sulla pandemia da Covid-19, visita il portale ufficiale del Ministero della Salute.

Giovanni Di Guardo

Giovanni Di Guardo si è laureato in Medicina Veterinaria nel 1982 presso l'Università di Bologna e ha ottenuto nel 1995 la qualifica di "Diplomato del Collegio Europeo dei Patologi Veterinari". Già Docente di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso l'Università degli Studi di Teramo, è autore di oltre 500 lavori scientifici, 150 dei quali pubblicati su riviste internazionali peer-reviewed. Nutre uno spiccato interesse nei confronti della patologia comparata e della ricerca sulle malattie animali quali potenziali modelli di studio nei confronti delle controparti lesive proprie della specie umana, come l’infezione da SARS-CoV-2.

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