Sapere Scienza

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Cambiamenti climatici e salute: perché aumentano i rischi di contrarre malattie

26 Settembre 2022 di 
One Health, un’unica salute

 

Salute umana, salute animale e salute dell’ambiente, ovvero One Health, un’unica salute. Un solo, grande ecosistema, con dinamiche ed equilibri complessi, che risente in modo significativo dei cambiamenti climatici, con effetti che si traducono sulla diffusione delle patologie umane e animali.
Esaminare come ciò avvenga, e soprattutto quantificarne la vera entità, è un’impresa non da poco.
Inizia con questa premessa uno studio pubblicato su Nature Climate Change, condotto da un team di ricercatori dell’Università delle Hawaii, che ha analizzato come dieci fattori climatici, legati al riscaldamento globale da gas serra, abbiano aggravato ben il 53% delle patologie che affliggono il genere umano, ne abbiano parzialmente cambiato gli effetti e la diffusione nel 16% dei casi e abbiano determinato la riduzione dell’incidenza solamente nel 3% dei casi.
Riscaldamento, precipitazioni, alluvioni, siccità, uragani, mutamenti del suolo, cambiamenti climatici degli oceani, incendi, ondate di calore e innalzamento del livello del mare: sono questi i dieci driver climatici analizzati nello studio, che agiscono sulle caratteristiche delle patologie causate da virus, batteri, funghi, protozoi, piante e animali.

 

Le interazioni tra clima e malattie



Le interazioni tra le variabili climatiche, i singoli patogeni, gli ospiti bersaglio e le loro vie di trasmissione e diffusione sono molto numerose e complesse da analizzare. Alcune sono legate a caratteristiche particolari di un determinato patogeno o di una specifica malattia, altre sono riconducibili a meccanismi più generali. Questi ultimi riguardano la possibilità di contatto tra i patogeni e le persone, il livello di resistenza alle malattie dei soggetti e la patogenicità degli agenti responsabili di malattia.
Per il clima si modificano gli areali delle specie animali, con nuove possibilità di spillover e cambiamenti delle zone di endemicità, aumenta l’uso indiscriminato di aria condizionata per sfuggire dalle sempre più calde “isole di calore” urbane, con le note conseguenze negative sulla salute, si modificano i cicli vitali e la distribuzione dei patogeni e dei vettori. E molto altro ancora.
Secondo lo studio, in accordo anche con quanto dichiarato dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Sixth Assesment Report), il posto d’onore per le patologie maggiormente condizionate dai cambiamenti climatici spetta a quelle trasmesse da vettori, in particolare artropodi. L’andamento della febbre del Nilo occidentale durante l’estate scorsa ne è un esempio perfettamente calzante.

 

La febbre del Nilo occidentale in Italia

 



Riconosciuta come la patologia trasmessa da artropodi più diffusa al mondo, la malattia del Nilo occidentale, anche nota come West Nile Disease (WND), è una patologia virale che colpisce principalmente gli uccelli selvatici, come cornacchie, gazze e ghiandaie. Le zanzare (in Italia e in Europa soprattutto Culex pipiens, ematofagi notturni), fungono da vettori per il virus, che occasionalmente può essere trasmesso all’uomo e ad altri mammiferi (in particolare ai cavalli), nei quali però non riesce a replicarsi in misura sufficiente per diventare fonte di ulteriore contagio.
Condizionata dalla presenza delle zanzare, la malattia ha un andamento stagionale, manifestandosi nel periodo estivo per poi diminuire con il progressivo calo delle temperature. Il caldo e la siccità di questa estate ne hanno influenzato la diffusione, che nelle ultime settimane, secondo i dati dell’IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale) di Teramo, ha rapidamente superato i 500 casi nell’uomo, facendo contare 28 decessi (dati aggiornati al 20 settembre).
Anche la DGSAF (Direzione Generale della Sanità Animale e dei Farmaci veterinari), in una nota del 10 agosto, inviata agli organi competenti in materia di prevenzione e profilassi delle patologie trasmissibili, scrive che «la stagione epidemica 2022 mostra un andamento peculiare rispetto alle stagioni vettoriali del triennio precedente, con un inizio precoce della circolazione virale, un maggior numero di positività confermate nell’avifauna sorvegliata e nei pool di zanzare e un aumento del numero dei casi umani».
L’aumento della temperatura, in particolare, modifica la competenza del vettore (cioè l’idoneità ad acquisire, mantenere e trasmettere il virus), facilitando la replicazione virale nelle zanzare e nell’ospite, mentre agisce in modo indiretto sulla capacità vettoriale, intesa come l’efficienza nella trasmissione del patogeno all’interno di una popolazione suscettibile, in questo caso l’avifauna, influenzandone la distribuzione. La fenologia degli uccelli (la loro presenza sul territorio), infatti, risente delle variazioni di temperatura, così come le rotte migratorie di alcune specie, le cui modificazioni potrebbero causare la diffusione della malattia in altre zone.
Inoltre, se da una parte le precipitazioni eccessive possono aumentare la disponibilità di raccolte di acque stagnanti idonee alla deposizione di uova e allo sviluppo larvale delle zanzare, dall’altra si è visto che anche la siccità potrebbe aumentare l’abbondanza di alcune popolazioni di zanzare nelle zone umide semipermanenti, creando più siti di riproduzione larvale con minore presenza di predatori.

 

La lotta ai cambiamenti climatici come strumento di prevenzione



Ancora una volta risulta evidente come i problemi relativi alla sanità pubblica richiedano un approccio integrato e multidisciplinare.
Il concetto di One Health richiama la nostra attenzione, in modo chiaro, verso il legame con l’ambiente e con le altre specie con cui lo condividiamo, e conferma come la lotta ai cambiamenti climatici debba essere considerata, a tutti gli effetti, uno strumento di tutela e di prevenzione nei confronti dei rischi per la salute, tra cui zoonosi e possibili altre future pandemie.








FONTI

 https://www.nature.com/articles/s41558-022-01426-1
 https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2022/04/AR6_Factsheet_April_2022.pdf
 https://westnile.izs.it/j6_wnd/public/openBollettino/?id=363
 https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2022&codLeg=88535&parte=1%20&serie=null


Paola Gulden

Laureata in Medicina veterinaria presso l’Università di Milano, ha svolto per molti anni la libera professione come veterinario ippiatra, occupandosi principalmente di medicina di allevamento, neonatologia e anestesiologia. Fa parte di un board internazionale per il controllo delle malattie infettive nei cavalli.
Appassionata da sempre di natura e fauna e amante della divulgazione scientifica, sta concludendo il Master FaunaHD dell’Università dell’Insubria.

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