Stampa questa pagina

Anna Atkins: la botanica che amava il blu

8 Giugno 2021 di 

Il 9 giugno ricorre il 150° anniversario della morte di Anna Atkins, studiosa di botanica, donna di scienza, fotografa. Il suo lavoro, dimenticato per molto tempo, oggi viene finalmente nobilitato ottenendo il meritato riconoscimento internazionale.

 

Anna Atkins e la passione per la cianotipia


Originaria del Kent, orfana di madre, Anna Child venne cresciuta dal padre, che le trasmise la passione per lo studio e per le scienze, in particolare per la botanica. Fin da ragazza gli fece da supporto nelle sue ricerche, classificando piante, fiori e alghe in dettagliate illustrazioni e incisioni, e dedicandosi alla costruzione di ricchi erbari.
Nel 1825 sposò  John Pelly Atkins dal quale prese il cognome con il quale è passata alla storia. Successivamente conobbe il pioniere dell’arte fotografica, William Fox Talbot, che divenne il suo mentore, insegnandole tutte le tecniche allora note e trasmettendole la passione per la fotografia. Ma solo grazie al famoso scienziato Sir John Herschel Anna scoprì l’arte della cianotipia: con l’uso di due sostanze chimiche, carta, acqua e naturalmente luce riuscì a fermare per sempre l’immagine di un oggetto, immortalare la natura in un meraviglioso blu.
A differenza delle precedenti tecniche che utilizzavano i sali d’argento, noti per la loro fotosensibilità, Herschel scoprì due sali di ferro che, mescolati tra loro, acquistavano una fotosensibilità maggiore appena venivano a contatto con la luce solare. In pratica, per veder apparire l’immagine fotografica, bastava esporre alla luce ultravioletta un foglio di carta trattato con la soluzione combinata. Fu proprio Anna Atkins a riprendere gli studi su questa nuova tecnica, iniziando poi ad attuarla per i suoi lavori.

 

Le alghe come espressione artistica


La sua curiosità era rivolta alle alghe, il suo soggetto preferito. Le poneva su un foglio bianco che, trattato ed esposto alla luce, si trasformava in un blu profondo e luminoso.
Negli anni Cinquanta dell'Ottocento Atkins collaborò con la fotografa Anne Dixon, sua cara amica, producendo con lei tre album di cianotipi. Conservò alghe, felci e altre piante che usò per i suoi lavori e nel 1865 donò l’intera collezione al British Museum.
Anna Atkins morì a Halstead Place, Kent, il 9 giugno 1871, a 72 anni.

Avendo introdotto dei valori artistici nella rappresentazione degli elementi naturali, il suo lavoro eccelle perché va oltre l’impresa botanica. Con il suo stile nel sistemare le alghe, Anna Atkins giocava con il modo in cui il bianco della loro sagoma si stagliava contro il blu del fondo. Le sue straordinarie composizioni nascono dall’unione felice tra scienza e arte, trasmettendo armonia e perfezione estetica. Oggi i più grandi musei del mondo come il MOMA di New York e il British Museum si contendono le rare copie delle sue opere e i suoi bellissimi cianotipi valgono ormai una fortuna nel mercato dell’arte.

 

Una nuova mostra dedicata ad Anna Atkins


In tempi di pandemia la natura è una fonte inesauribile di ispirazione, che spinge a coltivare la propria creatività e la voglia di scoperte, soprattutto in campo artistico e poetico. Nel corso del 2020 Design for Everyday Life ha parlato spesso, attraverso i suoi progetti, delle catastrofi naturali, del riscaldamento globale, della siccità, dell’impoverimento dei suoli, del fenomeno della deforestazione e delle sostanze chimiche che possono nuocere alle piante. Nel progetto dedicato ad Anna Atkins, la natura e gli elementi naturali hanno un ruolo speciale che viene evidenziato nelle opere di trenta artisti internazionali: l’idea chiave è che il mondo vegetale è indissolubilmente legato allo sviluppo della civilizzazione umana. Come le ramificazioni di un albero, le tematiche del progetto crescono dalla memoria di Anna Atkins. Il fascino della sua opera – scientifica e artistica – è rimasto invariato e funge da stimolo e ispirazione per tanti creativi nel mondo.

Non si tratta però solo di un inno alla natura incontaminata e alla sua bellezza, ma di una riflessione su un inevitabile cambiamento in atto, come risultato di un lungo processo in cui l’uomo non si è assunto le sue responsabilità: è l’arte che agisce contro la minaccia della sparizione di spazi verdi in città, l’arte che rispetta l’evoluzione naturale del paesaggio, dialoga ben volentieri con un luogo verde per eccellenza come le Serre Torrigiani a Firenze. Una parte dei contributi creativi degli artisti provenienti da quattro continenti è stata allestita in maniera site specific proprio nel Labirinto del Giardino storico delle Serre Torrigiani a Firenze. Nella seconda parte dell’anno la mostra sarà ospitata a Villa Gallia a Como in occasione del “Festival Europa in Versi” nel mese di ottobre 2021, in collaborazione con la “Casa del Poeta” di Como.

 

 

Gli artisti della mostra


Partecipano alla mostra collettiva itinerante gli artisti Carlo Accerboni, Genova; Silvia Bibbo, Mar De Plata/Isola d’Ischia; Simona Campi, Genova; Roberto Carloni, Roma; Maria Cristina Cincidda, Firenze; Uri De Beer, Tel Aviv; Antonio Di Pace, Genova; Marco Faimali, Genova; Marilena Faraci, Francoforte; Laura Fonsa, Sassari; Francesco Geronazzo, Margaret River; Morvarid Ghasemi, Teheran; Gelareh Goudarzi, Teheran; Santo Grammatico, Genova; Riccardo Grezar, Genova; Enza Lomonaco, Catania; Dania Marchesi, Genova; Andreas Mares, Linz; Malgosia Mitka, Cracovia/Verona; Joanne Morgan, Londra; Françoise Morin, Annecy/Tahiti; Erzsebet Palasti, Roma/Budapest; Mario Pepe, Genova; Farzaneh Rostami, Ontario/Teheran; Claire Jeanine Satin, Dania Beach, Florida; Rossella Sommariva, Genova; Gian Luigi Suman, Genova; Roberto Tondi, Lecce; Marisa Tumicelli, Verona; Serena Vestene, Verona, Silvia Zambarbieri (D’Iside). Inoltre si sono aggregate, le poetesse Milena Buzzoni, Genova; Martina Mei, Chianciano Terme; Laura Supino Ghiron, Genova; Enza Lomonaco, Catania; Serena Vestene, Verona, e il poeta Mario Pepe, Genova.

Il progetto è stato concepito e curato da Elisabeth Vermeer per Design for Everyday Life ed è realizzato in collaborazione con Serre Torrigiani, con il patrocinio del Comune di Firenze nell’ambito dell’Estate Fiorentina, della Società Italiana di Botanica, Confartigianato, The British Institute of Florence; Deutsches Institut Florenz; il Consolato d’Ungheria di Firenze; Legambiente Liguria; l’Istituto Culturale Iran in Roma; l’Istituto Polacco di Cultura a Roma; Spezierie Palazzo Vecchio; CNR IAS Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino; Spezierie Palazzo Vecchio; La Casa della Poesia di Como; Festival “Europa in Versi”.

Elisabeth Vermeer

Architetto del paesaggio, storico dell’arte e dell’architettura, semiologa, formatasi a Parigi, Vienna e Boston. Cosmopolita convinta, fondatrice dell’Atelier Design of the Universe che si occupa della realizzazione e della divulgazione di progetti interdisciplinari. Ha fondato lo studio gemello di Design of the Universe dedicato a “green projects”, con il brand Design for Everyday Life.

Ultimi da Elisabeth Vermeer

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.